Mi resi conto che non esiste una reale e oggettiva separazione
tra suono e silenzio, ma soltanto tra l'intenzione di ascoltare e quella di non farlo.

John Cage

sabato 18 luglio 2026

La strofa di Battiato che cura l'ansia del nostro tempo


Ci sono canzoni che ascoltiamo per distrarci e altre che, semplicemente, ci curano. Da musicoterapista mi capita spesso di osservare come la musica riesca ad arrivare dove le parole si fermano. E se c’è un brano che incarna questa magia, è senza dubbio La Cura di Franco Battiato.

Proviamo a fare un piccolo viaggio dentro la primissima strofa:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via...”

Se chiudete gli occhi e ascoltate l'inizio del brano, noterete che la musica sembra fluttuare. Non c'è una batteria che picchia il tempo, non c'è fretta. Dal punto di vista armonico, Battiato si muove su accordi "sospesi". Significa che sono privi di quella singola nota interna che dice al nostro cervello: "Attento, questo suono è triste" oppure "Stai sereno, questo suono è felice". Rimaniamo sospesi, appunto, in una terra di mezzo emotiva.

Perché questa scelta è geniale?

Qui entra in gioco la sociologia del nostro tempo. Viviamo in una società iper-connessa ma profondamente frammentata, costantemente bombardata da stimoli, scadenze e, di conseguenza, da ansie e "ipocondrie moderni". Siamo sempre chiamati a performare, a decidere da che parte stare. Quando Battiato toglie i punti di riferimento ritmici e armonici tradizionali, sta creando uno spazio protetto. Ci sta dicendo, attraverso i suoni, che per tre minuti possiamo smettere di correre.

In psicologia e in musicoterapia questo fenomeno ha un nome preciso: holding, ovvero la capacità di dare contenimento emotivo. Proprio come una madre che culla un bambino, la struttura armonica di questa strofa ci avvolge e ci sostiene. La musica non sta solo descrivendo l'atto di prendersi cura di qualcuno: lo sta facendo fisicamente con noi che ascoltiamo. Il nostro sistema nervoso si sintonizza su quelle frequenze calme, abbassando le difese.

La pop musicology, in fondo, serve a questo: a ricordarci che le grandi hit non sono solo formule commerciali per fare visualizzazioni, ma ponti emotivi capaci di curare le solitudini della nostra epoca.

E voi, quale canzone usate come "rifugio" quando il mondo fuori diventa troppo rumoroso?



venerdì 22 maggio 2026

Abbandonarsi al Suono: Perché la Musica è la Risposta Più Potente allo Stress



Viviamo con le orecchie piene di rumore. Non parlo solo del traffico o delle notifiche del telefono, ma del ronzio costante dei pensieri, delle scadenze che inseguono le altre scadenze, di quella sensazione di essere perennemente fuori tempo rispetto al mondo. Ci sovraccarichiamo, corriamo e spesso dimentichiamo di respirare. In questo caos, la musica non è un lusso, un passatempo o un sottofondo carino mentre pulisci casa: è una vera e propria ancora di salvataggio biologica ed emotiva. È il modo più immediato che abbiamo per rimettere in sesto i pezzi e ritrovare un baricentro.

Da musicista, vi dico che il suono non accarezza solo i timpani, ma vibra fin dentro le ossa. La neuroscienza ci dà ragione dicendo che abbassa il cortisolo, rallenta i battiti e libera dopamina, ma chiunque abbia mai alzato il volume della radio in macchina dopo una giornata storta sa che non serve un camice bianco per capire che la musica ci salva la pelle.

Il Potere di un Incontro Guidato

C'è una differenza enorme tra subire la musica e usarla per stare bene. Quando il peso diventa troppo grande, percorsi dedicati come la Musicoterapista offrono uno spazio protetto dove non servono parole. Non è una lezione di musica e non c'è il giudizio del "suonare bene". È un viaggio in cui il suono e il movimento diventano ponti per buttare fuori quello che abbiamo dentro, regolare l'ansia e rimetterci in comunicazione con gli altri, che sia in una scuola, in una comunità o persino nel bel mezzo dello stress di un ufficio.

Cinque Modi Leggeri per Riconnettersi (Senza l'Ansia della Performance)

Dimenticate le regole, i manuali e i tecnicismi. La musica è libertà. Ecco qualche spunto da vivere con totale leggerezza, quando sentite che state per andare fuori giri:

  • Trovate il vostro "Pezzo Catartico": Ognuno di noi ha quel brano che, per qualche motivo astrale, resetta il cervello. Non deve essere per forza musica rilassante o classica. Se per calmarvi avete bisogno di un pezzo rock a tutto volume o di un ritmo trascinante che vi faccia scuotere la testa, usatelo. La musica giusta è quella che risuona con quello che provate in quel preciso secondo.

  • Rubate 10 Minuti di Ascolto "Buio": Una volta al giorno, spegnete lo schermo, mettetevi le cuffie, chiudete gli occhi e fate solo una cosa: ascoltate. Scegliete un brano e provate a seguire un solo strumento, magari il basso che pulsa sotto o la batteria. È incredibile come isolare un suono aiuti la mente a ripulirsi dal disordine quotidiano.

  • Suonate l'Aria (Sì, l'Air Guitar vale tutto): Chi lo ha detto che per fare ritmo serva uno strumento da migliaia di euro? Battete le mani sul volante al semaforo, tenete il tempo con il piede, usate il corpo in totale libertà per scaricare fisicamente la tensione accumulata nei muscoli. Muoversi a ritmo è il modo più antico del mondo per dire allo stress di farsi da parte.

  • Canticchiate senza Vergogna: Sotto la doccia, cucinando, da soli in stanza. Non stiamo facendo i provini per un talent show. Il semplice atto di emettere una vibrazione con la voce libera tensioni pazzesche sul diaframma e sul petto, zone dove lo stress si annida e stringe la morsa.

  • Improvvisate con le Mani: Se avete uno strumento in casa – una chitarra, una tastiera, un vecchio tamburo – dimenticate gli accordi giusti e le scale. Toccate le corde o i tasti a caso, cercate un suono che vi piaccia nell'esatto momento in cui lo create. È un dialogo intimo tra voi e lo strumento, una valvola di sfogo pura e immediata.

Il Succo: Ritrovare il Proprio Ritmo

Alla fine della fiera, l’importanza della musica sta tutta qui: ha la capacità disarmante di riconnetterci con la nostra parte più autentica e selvaggia. Che entri in una scuola per aiutare i bambini a dare una forma alle loro emozioni, che porti un po' di luce in una struttura socio-sanitaria, o che abbatta i muri di ghiaccio e i silenzi tesi di un team aziendale, il suono ha un potere democratico e universale.

La musica non cancellerà le scadenze sul calendario e non pagherà le bollette al posto vostro, ma dà al corpo e alla mente il ritmo giusto per affrontare il mondo a testa alta, senza spezzarsi.




venerdì 24 aprile 2026

La Musicoterapia come Ponte verso l’Identità nelle RSA

Nelle Residenze Sanitarie Assistite (RSA), dove la routine quotidiana può talvolta appiattire la percezione del sé, la musicoterapia emerge non solo come un’attività ricreativa, ma come un potente strumento clinico e relazionale. Uno degli aspetti più profondi e vitali di questa disciplina è il recupero dell'identità sonora, ovvero quel bagaglio di ricordi, emozioni e vissuti che ogni individuo lega indissolubilmente a determinati suoni o melodie.

La Memoria Musicale: L’Ultima ad Arrendersi
La ricerca scientifica ha dimostrato che la memoria musicale è una delle funzioni cognitive più resistenti al deterioramento, anche in presenza di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Questo accade perché la musica attiva aree del cervello profonde e antiche, permettendo al paziente di "riconnettersi" con il proprio passato anche quando le parole iniziano a mancare. In un contesto di RSA, la musica diventa quindi un linguaggio sostitutivo che restituisce dignità e voce a chi si sente isolato dal mondo.
Oltre l'Ascolto: Musicoterapia Attiva vs. Ricettiva


Nelle strutture di eccellenza, la musicoterapia si declina in due modalità principali:
  • Musicoterapia Ricettiva: Gli ospiti ascoltano brani selezionati dal terapista per favorire il rilassamento, ridurre l'ansia e stimolare l'emergere di ricordi positivi.
  • Musicoterapia Attiva: L'anziano non è solo spettatore ma diventa protagonista. Attraverso l'uso di piccoli strumenti a percussione, il canto o semplici movimenti a ritmo, il paziente riattiva la coordinazione motoria e la socializzazione. Battere le mani a tempo o intonare un vecchio successo popolare non è solo un esercizio, ma un atto di affermazione del proprio esserci.
Benefici Psicofisici e Sociali
L'integrazione di percorsi musicoterapici porta benefici tangibili nel breve e lungo termine:
  1. Riduzione dei Disturbi del Comportamento: Diminuzione dell'agitazione e dell'aggressività tipica delle demenze.
  2. Contrasto alla Solitudine: Le sessioni di gruppo favoriscono il senso di appartenenza a una comunità, riducendo i sentimenti di isolamento.
  3. Miglioramento dell'Umore: La stimolazione sonora favorisce il rilascio di endorfine e serotonina, migliorando significativamente la qualità della vita quotidiana.
Conclusione
La musicoterapia nelle RSA non mira a "guarire" in senso biologico, ma a "curare" nel senso più olistico del termine: prendersi cura dell'anima, delle emozioni e della storia personale degli ospiti. È una "carezza per l’anima" che trasforma le corsie di una residenza in uno spazio di vita vibrante e ancora capace di emozionare.

venerdì 9 settembre 2022

Corso di chitarra senior a Genova

 


Un corso dedicato agli over 60, dove la condivisione 

di emozioni si trasformerà in musica, lasciando meno 

spazio  alla tecnica favorendo la  socializzazione!!!

Le lezioni durano un'ora

Massimo 4 persone a gruppo

50 euro mensili

My Love!!! Oltre le parole: viaggio tra il tema e la melodia






mercoledì 1 aprile 2020

Come bisogna studiare? Cosa serve per migliorare lo studio dello strumento?


Queste sono due domande importanti per incominciare nel giusto modo uno studio dello strumento. Guardando sul web mi sono ritrovato su due siti molto belli che mi hanno colpito per la loro esauriente esamina del tema e la loro scrittura semplice.
Vi lascio qui due piccoli estratti, buona lettura!

… un amico mi prestò un buon libro! In questo libro erano presenti degli interventi di Howard Roberts, grande chitarrista con il merito di essere anche un grande didatta. Howard, in particolare, ha studiato i meccanismi della mente umana di base allo studio della musica, ed ha elaborato dei suggerimenti per farla rendere al massimo, suggerimenti che sono tutt’ora la mia guida. Ma non ti potrà accadere se seguirai certi consigli. Benché i principi siano quelli esposti da Roberts, mi sono permesso di personalizzarli, visto l’effetto che hanno avuto su di me, e di aggiungerne un paio.

Cosa non studiare
Il punto è quale è l'obiettivo che vuoi raggiungere?
E’ fondamentale averne uno! Vuoi diventare ad esempio
un chitarrista solista di una band? un turnista? un compositore di canzoni
In base al tipo di chitarrista che vuoi diventare, assicurati allora se stai studiando materiale efficace a raggiungere il tuo obiettivo! Devi sempre sapere perché studi quell’ argomento o quel genere di musica. Se qualcuno che stimi ti dice che devi studiare un argomento e tu non ne sei tanto convinto, fermati subito! Chiediti il perché di questa incertezza e poi senza perdere tempo decidi! Se non ti interessa molla; se ti interessa, procedi determinato senza porti altre domande. I dubbi spesso fanno perdere più tempo delle azioni stesse.

Studiare spezzettando?
Fraziona più che puoi! L'eccesso di informazioni porta la mente a fare indigestione e di conseguenza a rifiutare il”cibo” che l’ha avvelenata. E lo fa con dei mezzi molto subdoli. La mente ti fa pensare: "oggi piove, non studio", oppure "oggi sono stanco, oggi devo uscire", ecc. 
Invece la verità è che sta...fuggendo da un sovraccarico. 
C’è un trucco per evitarlo: quando affronti un nuovo argomento, dividilo in parti minori, creando dei mini argomenti. L’obiettivo è ridurli talmente tanto da rendere impossibile il rischio di sovraccarico.

Risparmiare anni di studio
Studiare concetti nuovi, come l’applicazione di una scala, e studiare l’esecuzione tecnica della stessa scala sono due situazioni cerebrali completamente diverse che vengono allenate da due emisferi diversi del cervello. Per ottenere i massimi risultati e risparmiare anni di studio, occorrono due approcci diversi.
Quando nello studio serve il cervello, fai tante brevi pause.
Quando servono le dita, non fare pause e ripeti, ripeti, il movimento più volte che puoi.

Ottimismo e fiducia in se stessi. Aiutano anche nella musica?
Una delle prime cose che spiego ai miei allievi è di non mettere mai in dubbio la possibilità di riuscire a fare una cosa. Dire “forse ce la farò”, significa ammettere in partenza che consideriamo la possibilità di non riuscire. Quindi, la maniera in cui percepisci te stesso, è strettamente correlata col tuo modo di agire, COL TUO MODO DI SUONARE! Dire a se stessi: "non suonerò mai così", oppure “è troppo difficile”, vuol dire porsi in una condizione di insuccesso!

Filosofia di studio
Studia poco materiale e suonalo alla perfezione. Sii il maestro vivente di quella piccola parte di materiale. Quando tutto è OK, prosegui col nuovo materiale. Ricorda sempre che i grandi maestri della musica professano l’economia del materiale da studiare e riconoscono nella sovrabbondanza un pericolo.

Imparare al meglio. quale è il modo migliore per imparare qualcosa che si sta studiando?
Applicarlo subito nella musica che suoni. Covers, brani tuoi, eccetera. Questo è il modo migliore per imparare e ricordare! Per imparare non ci vuole tanto! E’ mantenere che è difficile! Quanti licks riesci a portare ad alta velocità e dopo due mesi che non li fai non suonano nemmeno se piangi in afgano? Ricordo che su una parete di un’aula del GIT in America c’era una scritta a caratteri cubitali. “If you don’t use it, you lose it“ (se non lo utilizzi lo perdi). VERO!! Un altro classico esempio sono le diteggiature: le studi tutte, ma qualche mese dopo ricorderai solo quelle che usi.

Memoria

Ne disponiamo di almeno due tipi: memoria motoria e memoria dati. 
Motoria: riguarda l'allenamento del fisico (in questo caso le dita). La si deve allenare per ore senza
pause, più è meglio è. Dati: riguarda l’acquisizione di dati concettuali. La si deve allenare lavorando in piccoli spazi di tempo (scale, diteggiature, concetti). La nostra attenzione dopo 5, 10, 15 minuti non è più al 100%, tuttavia basta una brevissima pausa per ricaricare le pile completamente.
Segnali che fanno avvertire la stanchezza: si pensa ad altro, si guarda il muro, si esegue il solito vecchio lick.

    ROCK GUITAR ACADEMY


Barbara Oakley, docente di ingegneria alla Oakland University e autrice di Learning how to learn (impara ad imparare), un corso online e gratuito sulle tecniche di apprendimento al quale hanno già partecipato più 2,3 milioni di studenti in 200 paesi diversi.

In una lunga intervista recentemente rilasciata a Quartz la Oakley spiega come il suo corso spazi dalle neuroscienze a consigli molto pratici che possono radicalmente cambiare il nostro approccio allo studio.

«La maggior parte delle persone ignora il funzionamento del cervello e non sa come sfruttarne al massimo le potenzialità per imparare in maniera efficiente»A TUTTO POMODORO. Uno dei temi che l’esperta affronta nel suo corso è la tendenza a rimandare: e spiega come uno dei migliori trucchi per riuscire a focalizzarsi sullo studio sia applicare la tecnica del pomodoro, inventata dall’italiano Francesco Cirillo negli anni '80.

Si tratta di dividere la giornata di studio in brevi intervalli da 25 minuti (per misurare il tempo Cirillo utilizzava un comune timer da cucina a forma di pomodoro, da cui il nome). In questo lasso di tempo è facile per chiunque mantenere la concentrazione e dedicarsi intensamente ai libri. Alla fine dei 25 minuti ci si prende un break di 5 prima di ricominiciare.

FOCUS