Mi resi conto che non esiste una reale e oggettiva separazione
tra suono e silenzio, ma soltanto tra l'intenzione di ascoltare e quella di non farlo.

John Cage

venerdì 4 settembre 2026

Perché quella canzone ci fa proprio così

Tutti, almeno una volta, ci siamo chiesti perché quella canzone ci fa piangere ogni singola volta, anche se la conosciamo a memoria. O perché un certo pezzo, messo in cuffia dopo una giornata storta, riesce a farci respirare meglio nel giro di pochi minuti. Non è suggestione: il corpo reagisce alla musica in modo molto concreto, e la scienza ha iniziato a capire come.

Il cuore che rallenta insieme alla musica

Il cuore ha una tendenza naturale ad "adeguarsi" al ritmo che ascolta, un po' come quando iniziamo a camminare a tempo con la musica di un negozio senza accorgercene. Non lo fa in modo perfetto — non salta certo a 140 battiti solo perché il brano è veloce — ma tende ad avvicinarsi gradualmente a quella velocità.

Per questo i brani lenti, vicini al ritmo di un battito cardiaco a riposo, sono da sempre associati a calma e rilassamento: mandano al corpo il segnale che va tutto bene, che si può abbassare la guardia. Diversi studi in ambito ospedaliero hanno osservato che ascoltare musica lenta riduce l'ansia percepita e, in alcuni casi, anche la pressione sanguigna — con effetti ancora più marcati se l'ascolto accompagna una terapia medica già in corso. I ritmi veloci, al contrario, tengono il corpo sveglio e all'erta: non a caso sono la colonna sonora naturale delle palestre, non delle sale d'attesa.

Certo, non è una formula matematica: se un brano "lento sulla carta" non ci piace o ci ricorda qualcosa di brutto, l'effetto calmante sparisce. Il gusto personale conta quanto il tempo del brano.

C'è un'idea, sempre più discussa in questi anni, che aiuta a capire perché succede tutto questo: il nostro sistema nervoso è sempre in ascolto, anche senza che ce ne accorgiamo, per capire se l'ambiente intorno è sicuro o no. Quando i segnali che riceve — un tono di voce caldo, un ritmo lento e regolare, una melodia prevedibile — vengono letti come "sicurezza", si attiva una specie di freno naturale: il cuore rallenta, i muscoli del viso si distendono, diventa più facile ascoltare e restare presenti. È lo stesso freno che si attiva quando una persona cara ci parla piano per calmarci. La musica lenta, in fondo, sta facendo la stessa cosa: manda al corpo un messaggio di sicurezza, e il corpo risponde di conseguenza.

Le lacrime che arrivano senza chiedere permesso

E la seconda domanda, quella più intima: perché una canzone ci commuove?

Quando ascoltiamo musica, il suono non resta un semplice rumore da decifrare: arriva quasi subito alle zone più antiche del cervello, quelle che si occupano di emozioni e ricordi. È lì che una melodia smette di essere solo un insieme di note e diventa un ricordo di un'estate, di una persona, di un momento preciso della nostra vita — spesso riportato a galla in un istante, senza preavviso.

C'entra anche una piccola scarica di dopamina, la stessa sostanza legata al piacere che proviamo mangiando qualcosa che ci piace molto: il cervello la rilascia proprio nei momenti di sorpresa musicale, un cambio improvviso, un crescendo che esplode al momento giusto, una voce che entra dopo un silenzio. È quel misto di sorpresa, ricordo e piacere a spingerci oltre una certa soglia, fino alle lacrime o alla pelle d'oca.

Non è un segno di fragilità: è il modo in cui il cervello elabora, in sicurezza, emozioni che altrimenti farebbero fatica a trovare spazio.

Un solo filo conduttore

Un ritmo lento che calma il cuore e una melodia che scioglie in lacrime raccontano, in fondo, la stessa
cosa: la musica parla al corpo prima ancora che alla mente riesca a mettere in parole cosa sta succedendo. Basta ascoltare con un po' di attenzione in più per accorgersene.



giovedì 30 luglio 2026

Cosa c'entra la tua ansia da notifica con Losing My Religion, il brano del 1991 che ha previsto il nostro moderno terrore di esporci?


C'è un momento preciso in cui la mente smette di ascoltare il mondo e inizia a rimuginare su se stessa. Losing My Religion dei R.E.M. è la radiografia sonora di quell'istante.

Nel gergo del Sud degli Stati Uniti, l'espressione non ha nulla a che fare con la fede: significa "perdere la bussola", lasciar cadere la maschera. Michael Stipe fotografa l'ansia dell'incertezza con una frase che oggi suona incredibilmente contemporanea: 

«That's me in the corner, that me in the spotlight». È il cortocircuito emotivo dell'era digitale: sentirsi soli e isolati nella propria stanza (in the corner), ma contemporaneamente perennemente esposti al giudizio degli altri (in the spotlight), sospesi nell'angoscia da "spunta blu" tra un «Ho detto troppo» e un «Non ho detto abbastanza».

La magia del brano, però, sta nel modo in cui la musica incarna questa tensione. Peter Buck rifiuta la chitarra elettrica e affida il tema principale a un mandolino. 

Con il suo timbro metallico, ostinato e secco, il mandolino non concede respiro: è il picchiettare continuo del pensiero fisso. Sul piano armonico, la progressione sbanda continuamente verso il Mi minore, evitando una risoluzione solare e mantenendoci in uno stato di sospensione emotiva, mentre la chitarra acustica sotto spinge con un ritmo in sedicesimi che ci costringe a continuare a muoverci.

È qui che l'arte compie la sua catarsi. Trasformando la paranoia in bellezza condivisa, i R.E.M. ci ricordano che la vulnerabilità non è una debolezza da nascondere, ma il terreno comune su cui ritrovarci. Riconoscere i propri dubbi dentro una melodia significa smettere di girare a vuoto e trasformare l'isolamento in un canto collettivo.


https://www.youtube.com/watch?v=xwtdhWltSIg




sabato 18 luglio 2026

La strofa di Battiato che cura l'ansia del nostro tempo


Ci sono canzoni che ascoltiamo per distrarci e altre che, semplicemente, ci curano. Da musicoterapista mi capita spesso di osservare come la musica riesca ad arrivare dove le parole si fermano. E se c’è un brano che incarna questa magia, è senza dubbio La Cura di Franco Battiato.

Proviamo a fare un piccolo viaggio dentro la primissima strofa:

“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via...”

Se chiudete gli occhi e ascoltate l'inizio del brano, noterete che la musica sembra fluttuare. Non c'è una batteria che picchia il tempo, non c'è fretta. Dal punto di vista armonico, Battiato si muove su accordi "sospesi". Significa che sono privi di quella singola nota interna che dice al nostro cervello: "Attento, questo suono è triste" oppure "Stai sereno, questo suono è felice". Rimaniamo sospesi, appunto, in una terra di mezzo emotiva.

Perché questa scelta è geniale?

Qui entra in gioco la sociologia del nostro tempo. Viviamo in una società iper-connessa ma profondamente frammentata, costantemente bombardata da stimoli, scadenze e, di conseguenza, da ansie e "ipocondrie moderni". Siamo sempre chiamati a performare, a decidere da che parte stare. Quando Battiato toglie i punti di riferimento ritmici e armonici tradizionali, sta creando uno spazio protetto. Ci sta dicendo, attraverso i suoni, che per tre minuti possiamo smettere di correre.

In psicologia e in musicoterapia questo fenomeno ha un nome preciso: holding, ovvero la capacità di dare contenimento emotivo. Proprio come una madre che culla un bambino, la struttura armonica di questa strofa ci avvolge e ci sostiene. La musica non sta solo descrivendo l'atto di prendersi cura di qualcuno: lo sta facendo fisicamente con noi che ascoltiamo. Il nostro sistema nervoso si sintonizza su quelle frequenze calme, abbassando le difese.

La pop musicology, in fondo, serve a questo: a ricordarci che le grandi hit non sono solo formule commerciali per fare visualizzazioni, ma ponti emotivi capaci di curare le solitudini della nostra epoca.

E voi, quale canzone usate come "rifugio" quando il mondo fuori diventa troppo rumoroso?



venerdì 22 maggio 2026

Abbandonarsi al Suono: Perché la Musica è la Risposta Più Potente allo Stress



Viviamo con le orecchie piene di rumore. Non parlo solo del traffico o delle notifiche del telefono, ma del ronzio costante dei pensieri, delle scadenze che inseguono le altre scadenze, di quella sensazione di essere perennemente fuori tempo rispetto al mondo. Ci sovraccarichiamo, corriamo e spesso dimentichiamo di respirare. In questo caos, la musica non è un lusso, un passatempo o un sottofondo carino mentre pulisci casa: è una vera e propria ancora di salvataggio biologica ed emotiva. È il modo più immediato che abbiamo per rimettere in sesto i pezzi e ritrovare un baricentro.

Da musicista, vi dico che il suono non accarezza solo i timpani, ma vibra fin dentro le ossa. La neuroscienza ci dà ragione dicendo che abbassa il cortisolo, rallenta i battiti e libera dopamina, ma chiunque abbia mai alzato il volume della radio in macchina dopo una giornata storta sa che non serve un camice bianco per capire che la musica ci salva la pelle.

Il Potere di un Incontro Guidato

C'è una differenza enorme tra subire la musica e usarla per stare bene. Quando il peso diventa troppo grande, percorsi dedicati come la Musicoterapista offrono uno spazio protetto dove non servono parole. Non è una lezione di musica e non c'è il giudizio del "suonare bene". È un viaggio in cui il suono e il movimento diventano ponti per buttare fuori quello che abbiamo dentro, regolare l'ansia e rimetterci in comunicazione con gli altri, che sia in una scuola, in una comunità o persino nel bel mezzo dello stress di un ufficio.

Cinque Modi Leggeri per Riconnettersi (Senza l'Ansia della Performance)

Dimenticate le regole, i manuali e i tecnicismi. La musica è libertà. Ecco qualche spunto da vivere con totale leggerezza, quando sentite che state per andare fuori giri:

  • Trovate il vostro "Pezzo Catartico": Ognuno di noi ha quel brano che, per qualche motivo astrale, resetta il cervello. Non deve essere per forza musica rilassante o classica. Se per calmarvi avete bisogno di un pezzo rock a tutto volume o di un ritmo trascinante che vi faccia scuotere la testa, usatelo. La musica giusta è quella che risuona con quello che provate in quel preciso secondo.

  • Rubate 10 Minuti di Ascolto "Buio": Una volta al giorno, spegnete lo schermo, mettetevi le cuffie, chiudete gli occhi e fate solo una cosa: ascoltate. Scegliete un brano e provate a seguire un solo strumento, magari il basso che pulsa sotto o la batteria. È incredibile come isolare un suono aiuti la mente a ripulirsi dal disordine quotidiano.

  • Suonate l'Aria (Sì, l'Air Guitar vale tutto): Chi lo ha detto che per fare ritmo serva uno strumento da migliaia di euro? Battete le mani sul volante al semaforo, tenete il tempo con il piede, usate il corpo in totale libertà per scaricare fisicamente la tensione accumulata nei muscoli. Muoversi a ritmo è il modo più antico del mondo per dire allo stress di farsi da parte.

  • Canticchiate senza Vergogna: Sotto la doccia, cucinando, da soli in stanza. Non stiamo facendo i provini per un talent show. Il semplice atto di emettere una vibrazione con la voce libera tensioni pazzesche sul diaframma e sul petto, zone dove lo stress si annida e stringe la morsa.

  • Improvvisate con le Mani: Se avete uno strumento in casa – una chitarra, una tastiera, un vecchio tamburo – dimenticate gli accordi giusti e le scale. Toccate le corde o i tasti a caso, cercate un suono che vi piaccia nell'esatto momento in cui lo create. È un dialogo intimo tra voi e lo strumento, una valvola di sfogo pura e immediata.

Il Succo: Ritrovare il Proprio Ritmo

Alla fine della fiera, l’importanza della musica sta tutta qui: ha la capacità disarmante di riconnetterci con la nostra parte più autentica e selvaggia. Che entri in una scuola per aiutare i bambini a dare una forma alle loro emozioni, che porti un po' di luce in una struttura socio-sanitaria, o che abbatta i muri di ghiaccio e i silenzi tesi di un team aziendale, il suono ha un potere democratico e universale.

La musica non cancellerà le scadenze sul calendario e non pagherà le bollette al posto vostro, ma dà al corpo e alla mente il ritmo giusto per affrontare il mondo a testa alta, senza spezzarsi.




venerdì 24 aprile 2026

La Musicoterapia come Ponte verso l’Identità nelle RSA

Nelle Residenze Sanitarie Assistite (RSA), dove la routine quotidiana può talvolta appiattire la percezione del sé, la musicoterapia emerge non solo come un’attività ricreativa, ma come un potente strumento clinico e relazionale. Uno degli aspetti più profondi e vitali di questa disciplina è il recupero dell'identità sonora, ovvero quel bagaglio di ricordi, emozioni e vissuti che ogni individuo lega indissolubilmente a determinati suoni o melodie.

La Memoria Musicale: L’Ultima ad Arrendersi
La ricerca scientifica ha dimostrato che la memoria musicale è una delle funzioni cognitive più resistenti al deterioramento, anche in presenza di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Questo accade perché la musica attiva aree del cervello profonde e antiche, permettendo al paziente di "riconnettersi" con il proprio passato anche quando le parole iniziano a mancare. In un contesto di RSA, la musica diventa quindi un linguaggio sostitutivo che restituisce dignità e voce a chi si sente isolato dal mondo.
Oltre l'Ascolto: Musicoterapia Attiva vs. Ricettiva


Nelle strutture di eccellenza, la musicoterapia si declina in due modalità principali:
  • Musicoterapia Ricettiva: Gli ospiti ascoltano brani selezionati dal terapista per favorire il rilassamento, ridurre l'ansia e stimolare l'emergere di ricordi positivi.
  • Musicoterapia Attiva: L'anziano non è solo spettatore ma diventa protagonista. Attraverso l'uso di piccoli strumenti a percussione, il canto o semplici movimenti a ritmo, il paziente riattiva la coordinazione motoria e la socializzazione. Battere le mani a tempo o intonare un vecchio successo popolare non è solo un esercizio, ma un atto di affermazione del proprio esserci.
Benefici Psicofisici e Sociali
L'integrazione di percorsi musicoterapici porta benefici tangibili nel breve e lungo termine:
  1. Riduzione dei Disturbi del Comportamento: Diminuzione dell'agitazione e dell'aggressività tipica delle demenze.
  2. Contrasto alla Solitudine: Le sessioni di gruppo favoriscono il senso di appartenenza a una comunità, riducendo i sentimenti di isolamento.
  3. Miglioramento dell'Umore: La stimolazione sonora favorisce il rilascio di endorfine e serotonina, migliorando significativamente la qualità della vita quotidiana.
Conclusione
La musicoterapia nelle RSA non mira a "guarire" in senso biologico, ma a "curare" nel senso più olistico del termine: prendersi cura dell'anima, delle emozioni e della storia personale degli ospiti. È una "carezza per l’anima" che trasforma le corsie di una residenza in uno spazio di vita vibrante e ancora capace di emozionare.

venerdì 9 settembre 2022

Corso di chitarra senior a Genova

 


Un corso dedicato agli over 60, dove la condivisione 

di emozioni si trasformerà in musica, lasciando meno 

spazio  alla tecnica favorendo la  socializzazione!!!

Le lezioni durano un'ora

Massimo 4 persone a gruppo

50 euro mensili

My Love!!! Oltre le parole: viaggio tra il tema e la melodia






mercoledì 1 aprile 2020

Come bisogna studiare? Cosa serve per migliorare lo studio dello strumento?


Queste sono due domande importanti per incominciare nel giusto modo uno studio dello strumento. Guardando sul web mi sono ritrovato su due siti molto belli che mi hanno colpito per la loro esauriente esamina del tema e la loro scrittura semplice.
Vi lascio qui due piccoli estratti, buona lettura!

… un amico mi prestò un buon libro! In questo libro erano presenti degli interventi di Howard Roberts, grande chitarrista con il merito di essere anche un grande didatta. Howard, in particolare, ha studiato i meccanismi della mente umana di base allo studio della musica, ed ha elaborato dei suggerimenti per farla rendere al massimo, suggerimenti che sono tutt’ora la mia guida. Ma non ti potrà accadere se seguirai certi consigli. Benché i principi siano quelli esposti da Roberts, mi sono permesso di personalizzarli, visto l’effetto che hanno avuto su di me, e di aggiungerne un paio.

Cosa non studiare
Il punto è quale è l'obiettivo che vuoi raggiungere?
E’ fondamentale averne uno! Vuoi diventare ad esempio
un chitarrista solista di una band? un turnista? un compositore di canzoni
In base al tipo di chitarrista che vuoi diventare, assicurati allora se stai studiando materiale efficace a raggiungere il tuo obiettivo! Devi sempre sapere perché studi quell’ argomento o quel genere di musica. Se qualcuno che stimi ti dice che devi studiare un argomento e tu non ne sei tanto convinto, fermati subito! Chiediti il perché di questa incertezza e poi senza perdere tempo decidi! Se non ti interessa molla; se ti interessa, procedi determinato senza porti altre domande. I dubbi spesso fanno perdere più tempo delle azioni stesse.

Studiare spezzettando?
Fraziona più che puoi! L'eccesso di informazioni porta la mente a fare indigestione e di conseguenza a rifiutare il”cibo” che l’ha avvelenata. E lo fa con dei mezzi molto subdoli. La mente ti fa pensare: "oggi piove, non studio", oppure "oggi sono stanco, oggi devo uscire", ecc. 
Invece la verità è che sta...fuggendo da un sovraccarico. 
C’è un trucco per evitarlo: quando affronti un nuovo argomento, dividilo in parti minori, creando dei mini argomenti. L’obiettivo è ridurli talmente tanto da rendere impossibile il rischio di sovraccarico.

Risparmiare anni di studio
Studiare concetti nuovi, come l’applicazione di una scala, e studiare l’esecuzione tecnica della stessa scala sono due situazioni cerebrali completamente diverse che vengono allenate da due emisferi diversi del cervello. Per ottenere i massimi risultati e risparmiare anni di studio, occorrono due approcci diversi.
Quando nello studio serve il cervello, fai tante brevi pause.
Quando servono le dita, non fare pause e ripeti, ripeti, il movimento più volte che puoi.

Ottimismo e fiducia in se stessi. Aiutano anche nella musica?
Una delle prime cose che spiego ai miei allievi è di non mettere mai in dubbio la possibilità di riuscire a fare una cosa. Dire “forse ce la farò”, significa ammettere in partenza che consideriamo la possibilità di non riuscire. Quindi, la maniera in cui percepisci te stesso, è strettamente correlata col tuo modo di agire, COL TUO MODO DI SUONARE! Dire a se stessi: "non suonerò mai così", oppure “è troppo difficile”, vuol dire porsi in una condizione di insuccesso!

Filosofia di studio
Studia poco materiale e suonalo alla perfezione. Sii il maestro vivente di quella piccola parte di materiale. Quando tutto è OK, prosegui col nuovo materiale. Ricorda sempre che i grandi maestri della musica professano l’economia del materiale da studiare e riconoscono nella sovrabbondanza un pericolo.

Imparare al meglio. quale è il modo migliore per imparare qualcosa che si sta studiando?
Applicarlo subito nella musica che suoni. Covers, brani tuoi, eccetera. Questo è il modo migliore per imparare e ricordare! Per imparare non ci vuole tanto! E’ mantenere che è difficile! Quanti licks riesci a portare ad alta velocità e dopo due mesi che non li fai non suonano nemmeno se piangi in afgano? Ricordo che su una parete di un’aula del GIT in America c’era una scritta a caratteri cubitali. “If you don’t use it, you lose it“ (se non lo utilizzi lo perdi). VERO!! Un altro classico esempio sono le diteggiature: le studi tutte, ma qualche mese dopo ricorderai solo quelle che usi.

Memoria

Ne disponiamo di almeno due tipi: memoria motoria e memoria dati. 
Motoria: riguarda l'allenamento del fisico (in questo caso le dita). La si deve allenare per ore senza
pause, più è meglio è. Dati: riguarda l’acquisizione di dati concettuali. La si deve allenare lavorando in piccoli spazi di tempo (scale, diteggiature, concetti). La nostra attenzione dopo 5, 10, 15 minuti non è più al 100%, tuttavia basta una brevissima pausa per ricaricare le pile completamente.
Segnali che fanno avvertire la stanchezza: si pensa ad altro, si guarda il muro, si esegue il solito vecchio lick.

    ROCK GUITAR ACADEMY


Barbara Oakley, docente di ingegneria alla Oakland University e autrice di Learning how to learn (impara ad imparare), un corso online e gratuito sulle tecniche di apprendimento al quale hanno già partecipato più 2,3 milioni di studenti in 200 paesi diversi.

In una lunga intervista recentemente rilasciata a Quartz la Oakley spiega come il suo corso spazi dalle neuroscienze a consigli molto pratici che possono radicalmente cambiare il nostro approccio allo studio.

«La maggior parte delle persone ignora il funzionamento del cervello e non sa come sfruttarne al massimo le potenzialità per imparare in maniera efficiente»A TUTTO POMODORO. Uno dei temi che l’esperta affronta nel suo corso è la tendenza a rimandare: e spiega come uno dei migliori trucchi per riuscire a focalizzarsi sullo studio sia applicare la tecnica del pomodoro, inventata dall’italiano Francesco Cirillo negli anni '80.

Si tratta di dividere la giornata di studio in brevi intervalli da 25 minuti (per misurare il tempo Cirillo utilizzava un comune timer da cucina a forma di pomodoro, da cui il nome). In questo lasso di tempo è facile per chiunque mantenere la concentrazione e dedicarsi intensamente ai libri. Alla fine dei 25 minuti ci si prende un break di 5 prima di ricominiciare.

FOCUS

mercoledì 31 luglio 2019

Jeff Beck...la magia del suono...

Jeff Beck



"I've got no particular desire to play ten minute solos. Those were never valid anyway in my book -- never. It was just a cheap way of building up a tension in the audience... A solo should do something; it shouldn't just be there as a cosmetic. It should have some aim, take the tune somewhere. I'm not saying I can do it, but I try and take the tune somewhere."

Situato al 5° posto nella classifica di Rolling Stones dei 100 chitarristi migliori al mondo, Jeff Beck è una mente eccelsa, un artista che è stato a suo tempo innovativo e geniale, il quale prosegue tuttora nella sua talentuosa sperimentazione grintosa, e creativa. La sua regola principale: seguire il proprio istinto sempre e comunque nonostante le possibili conseguenze. Ha saputo formare uno stile originale, complesso ed estremamente emotivo, ha creato un linguaggio nuovo prendendo ispirazione dal rock and roll, blues, jazz e soul. È stato tra le figure pilota che hanno contribuito allo sviluppo della fusione jazz rock. E' tra i miei musicisti preferiti per la sua istintività per la spiccata capacità di esprimere se stesso, andando alla ricerca del proprio modo di suonare, seguendo la propria strada, senza lasciarsi condizionare dalle regole commerciali e dagli standard del periodo storico in cui ha vissuto. 
Ha dato tanto al mondo musicale, a lui si sono ispirati moltissimi chitarristi di fama mondiale.
Conoscere alla perfezione ogni aspetto del proprio strumento è importante, l'armonia e la teoria musicale, ci dà più strumenti per esprimerci, tuttavia ciò che conta realmente dal mio punto di vista è ascoltarsi e cercare di tirare fuori il proprio “suono”.



Stile

Ascoltando alcune canzoni come “Jeff’s Boogie”– vero proprio manifesto di un chitarrismo nuovo, privo di schematizzazioni rigide (riff, ritornello, bridge, riff, ecc…) in grado di sintetizzare tradizioni distanti tra loro: dal rockabilly al blues, dal pop al country  si poteva già intuire di che pasta fosse fatto il nuovo chitarrista. Jeff Beck non ha mai nascosto  anche perché i riferimenti sonori sono abbastanza evidenti  la sua ammirazione verso il suono, lo stile e le innovazioni apportate alla mondo della chitarra elettrica daRoy Buchanan: dagli armonici fino al celeberrimo effetto violino, giocando con la manopola di volume della chitarra per togliere l’attacco della nota. Beck ha fatto uso ed abuso di simili accorgimenti per condire le sue composizioni e improvvisazioni. Beck usa la chitarra come nessun’altro fa, pizzica le corde con le dita della mano destra in modo del tutto personale, sfrutta i rumori, le armoniche, le meccaniche della chitarra e le rende musica. Non si ferma neanche di fronte a problemi di salute perché ha il totale controllo della situazione, perché sa organizzare l’esibizione come più gli è congeniale, quindi trova una soluzione e ci dà dentro. Non sempre la soluzione più facile gli è congeniale, cerca la strada da sé. In effetti la strada lui si che se l’è tracciata da solo.
"Pull It" è una non canzone che trae la forza dallo sfregamento delle corde della Stratocaster e l’uso del ponte, cosa che non si vedrebbe fare a nessuno. A tal proposito, Jeff Beck usa certamente l’effettistica, ma ad ascoltare bene il suo suono tutto si riduce a due o tre pedali e al gioco di dinamiche con il volume della chitarra. Quando Jeff Beck sale in cattedra riesce a tirare fuori dalla chitarra quello che neanche un cantante può. È il caso di "A Day in The Life" dei Beatles ma soprattutto la sua "Cause We Ended as Lovers", una poesia senza nemmeno una parola. Potenza, calore, eclettismo caratterizzano il suono della sua chitarra in quegli anni.

Riesce a rendere propri dei classiconi come "Little Wing" o "A Change Is Gonna Come" confermando la capacità di rielaborare anche la musica altrui e farlo secondo la propria personale visione con un suono enorme, un timing perfetto, non c’è nulla che sia sbagliato nelle sue entrate sul pezzo. A volte sembra anche essere un eccesso di bravura, potenza, tecnica, emozione e raffinatezza. 
Ed è qui che Jeff Beck vince sempre la sua battaglia, con un pensiero musicale inafferrabile, in grado come sempre di stupire e di apparire come mai scontato, impossibile da contenere.






domenica 26 maggio 2019

La musica e il nostro corpo

Gli effetti della musica sul nostro organismo sono moltissimi, essa può alleviare certe malattie mentali e migliorare anche alcuni problemi fisici. Ci rilassa, ci fa dimenticare il dolore, ci fa ballare e cantare urlare... La musica racconta la nostra storia e ci permette di dimenticare sotto certi aspetti emozioni che ci fanno star male. Il suo effetto è tale che ne abbiamo bisogno per vivere più di quanto immaginiamo.

La musica può cambiare il nostro stato d'animo in un secondo e colorare una giornata grigia.

Gli effetti positivi della musica sono ormai certificati: gli studi di molte università famose continuano ricerche approfondite sul tema legato alla musica ed emozioni. Già all'epoca dei grandi filosofi si cantavano lodi musicali per alleviare la tensione. Nelle guerre venivano impiegate alcune canzoni o inni per accrescere la fiducia e il coraggio nei soldati. 

Gli eventi sportivi propongono la musica come incentivo e lo stesso accade nelle scuole: grazie alle canzoni, si imparano i numeri, l'alfabeto, etc. Anche in molti negozi viene messa la musica per incitare i clienti a comprare, e lo stesso accade nei ristoranti, affinché le persone mangino di più.

La musica negli studi dentistici serve a ridurre la paura dei pazienti e, negli ascensori, a non annoiarsi. Per queste e altre ragioni, diciamo che la musica fa bene non solo al nostro stato d'animo, ma aumenta la fiducia.

Ognuno ha i propri gusti musicali, ma esistono alcuni stili universali  che sortiscono effetti interessanti. Il canto delle nostre mamme quando siamo ancora nel loro grembo, le melodie che ascoltiamo quando siamo bambini o quelle che relazioniamo ad un'esperienza piacevole sono belle per tutti. Quando ascoltiamo certi brani musicali, possiamo ridurre l'ansia, lo stress e le preoccupazioni grazie ai loro effetti tranquillizzanti e rilassanti.

Quando andavamo a scuola, i docenti ci facevano cantare delle melodie per ricordare alcune cose: i colori, gli animali, i paesi, etc. Relazionare un'informazione ad una canzone ci permette di ricordare i dati più facilmente. Inoltre, è un metodo divertente per imparare.

Ci sono suoni che possono aiutare le persone che soffrono di determinate malattie come, ad esempio, il cancro e la sclerosi multipla, un incidente. Per questo motivo, la musica è nostra grande alleata. Ascoltare certe canzoni prima di andare a dormire può garantirci un sonno più rilassante e un riposo completo. Non dubitate ed elaborate una lista di canzoni rilassanti da ascoltare quando vi mettete a letto. Tenete gli occhi chiusi e respirate profondamente.

Quando è ora di svegliarsi, molte persone optano per musica tranquilla e rilassante, poiché li aspetta una giornata complicata, mentre altre necessitano di ritmi accelerati per svegliarsi subito e attivarsi immediatamente. Quando siamo troppo irritati, arrabbiati o di malumore, un po' di musica è la migliore medicina, e aumenta quelli che generano felicità. Bisogna solo saper scegliere le canzoni che ci provocano di più tali effetti.

Anche se siete fanatici del rock o della musica elettronica, provate ad ascoltare altri stili, come la musica classica, il jazz o il blues, per rilassare i nervi ed equilibrare i battiti del cuore.
I suoni ai quali ci troviamo esposti tutti i giorni influiscono sulla nostra mente. Quando si tratta di un tipo di musica che ci piace o che ci fa sentire bene, il nostro corpo libera dopamina.
Ascoltando canzoni che piacciono, il cervello attiva diverse aree. Ad esempio, si accendono le zone delle risposte emotive, la corteccia visiva e quella motoria. 
E'chiaro che la musica interagisce con il nostro corpo in moltissimi modi, lasciamoci allora pervadere ogni volta che possiamo, facciamolo per il nostro bene!

domenica 28 aprile 2019

"PARLIAMO DI MUSICA": IL LIBRO DI STEFANO BOLLANI

Un libro semplice e divertente, dove si scopre un lato poco conosciuto di Stefano Bollani... i suoi pensieri, punti di vita sulla musica. Qui metto un piccolo estratto, buona lettura.

Ho un amico che ascolta sempre musica indiana e trova molto noiosa Yesterday dei Beatles. A lui pare proprio che non succeda
nulla, nonostante tutti quegli accordi che vanno tanto in giro per poi tornare a un riferimento di base. Son cose che piacciono all'Orecchio Occidentale, dice lui.
La scala ascendente di Yesterday ci commuove perché le note che salgono ci comunicano una tensione.
La musica e come la democrazia: noi occidentali l'abbiamo raggiunta attraverso diverse fasi, ma non è l'unico sistema di convivenza possibile. Ci sono posti dove la democrazia non c'è perché non è il momento, non ci sono le condizioni, non se ne sente la necessità. E, in ogni caso, oggi mi permetterei di dare per storicamente dimostrato il fatto che la democrazia NON è l'unico dei mondi possibili.

....Come nel linguaggio che usiamo per parlare, anche nella musica è ciò che è avvenuto prima e quello che accadrà dopo a dare il carattere: da solo, un FA, non ha molto senso. Che senso ha? Ecco, ti suono un FA, da solo, così, come se improvvisamente dicessi ARMADIO: che senso ha?
Se invece aggiungessi, CHE STO PER COMPRARE DOMANI...allora la frase comincerebbe ad avere un senso. Se a quel FA aggiungessi altre due note sentirei affiorare una melodia o un accordo: persino una melodia semplicissima può avere già molto senso.




mercoledì 27 febbraio 2019

Natura della Musica o natura dell'uomo?


Scrivo qui questo articolo tratto dal libro 
"La musica: natura e storia" di Enrico Fubini che consiglio di leggere...

Molte volte diamo per scontati oppure usiamo come modo dire  concetti come: natura, estetica, semantica del linguaggio musicale.
Ci riempiamo la bocca di queste parole senza riflettere e pensare che tutto ciò di cui parliamo costituisce un bagaglio storico culturale, sociale e personale che dovrebbe essere approfondito di più, perché questi elementi influenzano il nostro modo di suonare e di vivere la musica.


"....si può affermare che il richiamo alla natura si muove secondo due diverse direttrici che a volte s'intrecciano e si combinano reciprocamente. Per un verso esso si riferisce a una presunta naturalità della musica per quanto riguarda le sue strutture interne, perciò naturalità della scala, degli intervalli e degli accordi che già avrebbero la loro origine in natura, quindi non invenzione umana ma ritrovamento da parte dell'uomo; per un altro verso si riferisce a una natura dell'uomo da cui non si può prescindere, che non si può calpestare o ignorare. 



La musica perciò deve rispettare le strutture psichiche e fisiche dell'uomo, pena l'incomunicabilità, la mancanza di rispondenza da parte dell'orecchio e della psiche umana.



Natura della musica o natura dell'uomo? Il pensiero musicale attraverso i secoli si è mosso entro questi due poli anche se spesso essi si sono intersecati, sostenendosi uno con l'altro  e trovando conferma nella reciproca intersezione. Si è spesso affermato infatti che vi è una rispondenza tra la natura della musica e la natura dell'uomo e che solo quando la musica rispetta le proprie strutture naturali può al tempo stesso essere in sintonia con la natura più profonda dell'uomo. La natura temporale della musica e la natura dell'io può costituire la segreta affinità tra musica e animo umano, ciò su cui si fonda la rispondenza a livello profondo tra natura della musica e natura dell'uomo."

Natura della musica e natura dell'uomo sono dunque le due polarità all'interno delle quali si è mosso il pensiero occidentale sviluppando a volte l'uno, a volte l'altro dei due poli anche se per lo più i due termini in stretta relazione tra loro.

domenica 27 gennaio 2019

LA MUSICA E L'INEFFABILE


Questo articolo è tratto da   "LA MUSICA E L'INEFFABILE" 
di Vladimir Jankélévitch una bellissima descrizione della musica, entra subito nel cuore e fa emozionare e allo stesso tempo riflettere ...si ha come la vediamo noi la musica,  ma anche all'aspetto del tempo di come lo si percepisce, una luce importante per l'uomo  ma soprattutto alla stessa Musica arte del tempo che ci accompagna sempre, da quando nasciamo fino a quando lasciamo questo mondo.


......La musica è uno charme: fatta di niente, a niente dovuta, forse persino niente essa stessa - quantomeno per chi si aspetta di trovare qualcosa o di palpare una cosa - come una bolla di sapone iridescente, che brilla tremula qualche istante al sole, scoppia appena la si tocca: non esiste  che nell'assai incerta e fuggevole esaltazione di un minuto propizio.
Inconsistente, quasi inesistente musica! Luogo dei pensieri struggenti e crepuscolari! Attraente ambiguità! Squisito e allusivo miraggio di un istante! Al pari di tutto ciò che è precario, delizioso, irreversibile - una folata di passato respirata fuggevolmente in un profumo, un ricordo della nostra giovinezza trascorsa - la musica fa dell'uomo un essere assurdo e appasionato. 

L'uomo difatti è appassionatamente, infinitamente attaccato a ciò che dura soltanto un secondo o accade una sola volta, 

quasi che il solo fervore del suo diletto possa trattenere e rendere perenne la divina inconsistenza...... 


sabato 5 gennaio 2019

LABORATORIO PER BAMBINI MUSICANDOME

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MUSICAL

In questo articolo vorrei parlare di una forma d'arte bellissima che unisce il teatro, la musica ed il cinema.
Storici e studiosi sono ancora divisi sull’attribuire una data e un luogo alla nascita del genere musical. Per alcuni il primo musical fu "Ballad Opera the Beggar's", opera scritta da John Gay, un nuovo tipo di spettacolo musicale diverso dalle classiche opere liriche, che alternava prosa e canzoni usando brani di tradizione popolare già famosi con nuovi arrangiamenti e nuove liriche scritte in funzione della trama e dei personaggi.
Per altri, invece, il primo spettacolo che diede origine al musical fu l’americano "The Black Crook" del 1866, un fantasy ispirato alla leggenda di Faust scritto da Charles M. Barras con canzoni originali di Thomas Baker e Theodore Kenick (più altri brani già famosi all’epoca di altri autori), che per la prima volta univa recitazione, canto e danza differenziandosi dalle solite operette di stampo europeo anche per l’impatto ritmato e spettacolare che aveva sul pubblico, ammaliato dai molti effetti e trovate sceniche, dalle coreografie ammiccanti di stile sempre meno classico.



Le prime grandi musical comedy ebbero terreno fertile a New York, divenuto il centro teatrale dell’America, il porto dove approdarono per primi gli immigrati ebrei, italiani, svedesi, portando con loro diversi stili, diverse culture e musiche che mescolandosi tra loro e poi con quelle degli afro-americani con i loro gospel e spiritual, daranno origine alla “nuova musica”: il ragtime e il jazz, e con queste a nuovi tipi di danze sempre più energiche e indiavolate. Musiche e danze che saranno subito adottate dal musical.



...suonare e comporre un musical è totalmente diverso dalla formula canzone diciamo "normale", perché l'armonia e la melodia sono incollate alla storia di ciascun personaggio e alla storia stessa del musical. Molto spesso le tonalità utilizzate sono non convenzionali, con più cambi di nello stesso brano, si sfrutta molto di più le caratteristiche dei singoli strumenti per avvicinarsi al messaggio del brano e alla sua connotazione emotiva. 
La mia esperienza nei musical è stata bellissima, mi ha insegnato tantissimo in ambito teorico e tecnico ma soprattutto di ascolto, un ascolto nuovo più intrinseco nell'esecuzione del brano e dei singoli strumenti. Generalmente la band sta nascosta e si è circondati da un mixer cuffie due tipi di spartiti e tanto altro ci si parla da microfoni, anche se non sei al centro del palco ti senti parte integrante e a volte fruitore di questo bellissimo spettacolo che è il musical.




Ecco la mia lista dei musical teatrali più belli di sempre




1) JESUS CHRIST SUPERSTAR

Nella mia classifica dei 10 musical più belli, il primo posto spetta ad un’opera, definita, a tutti gli effetti, rock. Jesus Christ Superstar racconta in musica l’ultima settimana di vita di Cristo dal punto di vista (anomalo), per alcuni blasfemo, di Giuda.


2) THE ROCKY HORROR SHOW

Film musicale del 1975 diretto da Jim Sharman, è tratto dallo spettacolo teatrale ‘The Rocky Horror Show’ del 1973 di Richard O’Brien, definito il musical dello scandalo e della libertà sessuale – il protagonista è uno scienziato transessuale interpretato da uno straordinario Tim Curry – divenne famoso anche come ‘cult di mezzanotte’, proprio per gli argomenti gotici ed eroticamente liberatori di cui trattava.



3) CATS

Cats è uno dei più grandi successi teatrali di tutti i tempi, per longevità, spettatori ed incassi. Composto nel 1981 da Andrew Lloyd Weber, è ispirato alle poesie sui gatti che Thomas Stearn Eliot aveva dedicato ai nipotini. L’opera deve il suo successo anche alla struggente ‘Memory’, scritta da Trevor Nunn, ispiratosi alla poesia di Eliot Rapsodia su una notte di vento, è diventato un classico tra i brani tratti dai musical teatrali.



4) GREASE

Uno dei musical più famosi in assoluto, è diventato un cult grazie alla versione cinematografica realizzata nel 1978 e diretta da Randal Kreiser, con protagonisti John travolta e Olivia Newton John. Debuttò in scena nel 1971 a Chicago, il film ne consolidò la fama riprendendone numeri musicali, battute e scherzi.



5) LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

Il musical, composto nel 1982 da Alan Menken e basato sull’omonimo film del 1960, debuttò a Broadway solo molti anni dopo, nel 2003, mentre ne venne fatta una trasposizione cinematografica nel 1986 per la regia di Frank Oz. Un successo planetario che valse al film due candidature agli Oscar: miglior canzone originale con ‘Mean Green Mother from Outer Space’ e miglior effetti speciali. La storia, ambientata a New York, racconta le vicende di Seymour Krelborn, un giovane e timido fioraio alle prese con una misteriosa piantina ghiotta di sangue, che prenderà a crescere a dismisura.



6) HAIR

Emblema musicale della rivoluzione hippie, Hair è un musical rock che rappresenta il risultato più felice della controcultura americana degli anni ’60. Dopo il debutto a Broadway nel 1968, l’opera di James Rado e Jerome Ragni conobbe una fortunatissima riduzione cinematografica firmata da Milos Forman, che confermò il successo del musical, non solo come opposizione pacifista alla guerra del Vietnam, ma come straordinario mix di musica e danza.



7) SINGING IN THE RAIN

Con il grandissimo Gene Kelly. Probabilmente il più bel musical della storia del cinema. Grandi numeri musicali, le incredibili gambe di Cyd Charisse, l'abilità acrobatica di Gene Kelly e la comicità di Donald O'Connor.



8) CABARET

Interpretato dalla bravissima Liza Minelli. Nella Berlino del 1931, Sally Bowles canta in un cabaret e arrotonda il suo stipendio intrattenendo facoltosi signori; è innamorata di Brian che però non può darle la sicurezza che lei, vivendo alla giornata, desidera. Vincitore di 8 premi Oscar. 

9) WICKED


Un musical che si è guadagnato un posto fisso a partire dal 2003 scritto da Stephen Schwartz e diretto da Joe Mantello. Ispirato al romanzo Wicked: the Life and Times of the Wicked Witch of the Wes di Gregory Maguire, narra (e canta) la difficile amicizia tra Elphaba, che diventerà la Malvagia Strega dell’Ovest, e Galinda, la Strega Buona del Nord. La trama inoltre si intreccia con le vicende del Mago di Oz.


10) MARY POPPINS


Cinque premi Oscar, diciassette minuti di attori più disegni animati e un grande cast di attori e ballerini. Passano gli anni ma la storia della magica governante conserva e rimane irresistibile.